Blink Twice (film del 2024) ha tutta l’aria di una commedia romantica. Se non fosse per il disclaimer iniziale che invita le persone sensibili a valutare se esporsi a trigger relativi a violenza, violenza sessuale e uso di droghe.
In effetti per almeno la metà del film si fa fatica a mettere insieme i due messaggi: i colori accesi nella migliore tradizione hollywoodiana, che fanno ancora pensare alla commedia, e, in background, il disclaimer dell’inizio.
In effetti la rapida fortunata della protagonista, alcune strane e coincidenze nonché un senso di presagio, quasi un sesto senso sia della stessa protagonista che della sua amica, cominciano a mettere in allarme lo spettatore.
Il paradiso tropicale in cui vengono invitate per caso la protagonista e la sua amica è fatto di sgargiante opulenza, tanto vistosa e luccicante da lasciare inebriati, ma con un sottofondo di sospetto per alcune coincidenze, che vengono liquidate prontamente dalle protagoniste (le ragazze del gruppo sono molto più giovani degli uomini a bordo e, tra l’altro, non si conoscono tra loro; Frida e la sua migliore amica non hanno avuto il tempo di fare i bagagli, e tuttavia sull’isola trovano degli abiti proprio della loro taglia ad aspettarle).
Il senso di presagio poi si concretizza nei progressivi flashbacks delle protagoniste femminili sugli orrori avvenuti durante le notti di cui non hanno ricordo.
Lo slancio della scrittura è la peculiarità che trovo geniale nello scandire un filo sottile tra carnefice e vittima: quando il protagonista maschile rievoca gli abusi subiti da lui stesso da bambino (l’oblio è una benedizione). Ed è qui che arriva la ripartizione delle strade: da una parte chi è testimone e cerca di ricordare con ogni mezzo e chi si consegna all’oblio e ripete la traumatizzazione, questa volta come parte attiva.
Da un punto di vista psicologico mi sembra che il filo conduttore sia quello del della dissociazione, protettiva rispetto al vissuto e agli effetti del trauma ma disfunzionale, quando limita le possibilità di sottrarsi a nuove vittimizzazioni (la riptetizione del Trauma).
La metafora include anche le dinamiche del potere e dei potenti della società moderna, immersi in scenari idilliaci e lusso sfrenato (ricorre la domanda alle vittime “ti stai divertendo?”, Come se la realizzazione del piacere individuale potesse autorizzare agli eccessi più biechi e violenti).
Infine l’espressione di stupore quasi infantile della protagonista di fronte a tante meraviglie, nella seconda parte della storia, si tramuta in un’espressione di rigido terrore.
Le chiacchierate a bordo piscina si fanno così sempre più ripetitive, le ospiti ridacchiano ma hanno il viso gonfio, ematomi sule braccia e occhi cerchiati di scuro: proprio grazie al dissolversi dell’oblio (l’amnesia dissociativa), la scena si rovescerà quindi molto presto in modo sinistro.
Solo cercando di uscire dall’oblio, ricordando, come sforzo intenzionale e deliberato, si può uscire dall’incubo.
