SPEAK NO EVIL (2024). Segni di psicopatia

da | Nov 19, 2024 | Cineblog, Narcisismo, Trauma e relazioni

segni di psicopatia - speak no evil

Cogliere i segnali di rischio (le red flags) nelle relazioni ci salva. In questo thriller psicologico viene descritto in maniera efficace l’incontro con la mancanza di coscienza morale, tipica di personalità disturbate in senso malevolo. Questo articolo si propone di esplorare le dinamiche manipolative che invischiano nel rapporto con questo tipo di personalità e approfondisce il tema dell’impensabilità di ritrovarsi di fronte a segni di psicopatia. Invece, imparare a decifrarli e fidarci delle nostre intuizioni può sganciarci da certe dinamiche malsane.

Trama

E’ il remake anglofono dell’omonimo film danese del 2022. Una coppia di americani borghesi trapiantati a Londra ( Ben e Louise Dalton) incontra in villeggiatura in Italia una coppia inglese (Paddy e Ciara) di diversa estrazione e stile di vita. I 4 adulti e i figli rispettivi, trascorreranno un fine settimana insieme, nella villa di campagna sperduta nel verdissimo Gloucester della coppia inglese.

Dopo la calorosa accoglienza, però, il comportamento di Paddy e Ciara si fa di giorno in giorno più inquietante. Il capofamiglia costringe, per esempio, la vegetariana Louise ad assaggiare per forza il suo arrosto. C’è un’invasione sottile ma in costante escalation, degli spazi, bagno, camera da letto. I confini vengono inesorabilmente sfumati e quando viene timidamente fatto notare, Paddy e Ciara si offendono. Anche dopo che Paddy prende in giro l’ecologismo di Louise o rivela di aver mentito sulla sua professione di medico. O anche quando i Dalton fanno giustamente notare comportamenti quanto meno bruschi di Paddy con suo figlio Ant o eccessivamente confidenziali con la loro figlia Agnes.

Presto gli inglesi si riveleranno per ciò che in realtà sono. Perché il titolo, tratto da un popolare proverbio (“see no evil, hear no evil, speak no evil”), preannuncia l’andamento della relazione tra le due coppie. Tradotto in italiano come non parlare con gli sconosciuti, in realtà evoca il non vedere né accorgersi del male.

E’ questa tendenza a negare ciò che pian piano si palesa, per una sorta di razionalismo, ingenuità, innocenza, che diviene una debolezza. Questa vulnerabilità sarà usata per scopi malevoli.

I due inglesi e i segni di psicopatia

C’è infatti un piano diabolico e seriale, potremmo dire da veri psicopatici, dietro il contesto bucolico di una vacanza spensierata.

L’angoscia dello spettatore aumenta dinnanzi allo spingere il confine del socialmente accettabile sempre più in là. Si induce in tal modo nella vittima titubanza e sgomento. L’iniziale mancanza di reazione della coppia americana ci fa sobbalzare sulla sedia perche ci identifichiamo con l’impotenza e la confusione.

I due ospiti inglesi manifestano segni di psicopatia: rivelano ben presto una mancanza di risonanza emotiva e di empatia, la tendenza alla ricerca del rischio, alla serialità nel godimento sadico ad approfittarsi dei loro simili senza rimorso. Le vittime diventano nelle loro mani oggetti de – umanizzati, un po’ come avviene nella serie Ripley, su Netflix.

Come utile approfondimento c’è il saggio, abbastanza agevole, La mente psicopatica di R. Meloy.

Si creano nel dipanarsi della storia una serie di situazioni ambigue e inquietanti, di fronte alle quali i due americani appaiono smarriti, titubanti, incapaci di prendere una posizione. Diverranno cosi vittime perfette.

L’antidoto sta nel riuscire a pensare l’impensabile: l’incubo a occhi aperti é lí e non puo essere evitato.

Le vittime pre-destinate

A differenza del film danese vi è un momento di riscatto, che non permette alla mostruosità, col suo fascino perverso, di prevalere.

Si sfalda l’incastro perfetto tra le vittime, che si sentono attratte da una vita apparentemente più semplice e senza incertezze né insicurezze, e gli inglesi, predatori senza ambivalenze, nel loro stile di vita parassitario. Si veda la scena dell’urlo liberatorio attraverso cui Paddy mostra al nuovo amico come superare inibizioni, repressione e frustrazioni.

Le vittime sollevano la testa, raddrizzano la schiena e decidono di uscire dal ruolo di capri espiatori. Combattono. Reagiscono alla fascinazione del male. Proprio grazie alle capacità di mentalizzazione, cioè di costruirsi una mappa interna del modo di funzionare dell’altro. Così capiscono, a livello intuitivo, che l’assenza di spirito morale non equivale a essere liberi né felici. L’empatia per lo sfortunato “figlio” della coppia inglese, che poteva costituire un tallone d’Achille nella loro fuga, li ripagherà

Il finale del film

Il finale sembra ribaltare la morale racchiusa nel titolo.

Fidarsi delle intuizioni, registrare e decodificare i segnali “di pancia” nelle relazioni, credere a ciò che ci sta davanti, per quanto orribile, orienta a cogliere i segnali di rischio, le cosiddette red flags. Diventa talvolta una sfida alle convenzioni borghesi, che ci vorrebbero sempre educati e al nostro posto, indipendentemente dalle circostanze. Come lo é la coppia di americani, corretti allo sfinimento.

E’ una chiave di accesso a relazioni più autentiche, che ci libera dal rischio di essere manipolati per scopi non proprio limpidi. Rischio, purtroppo, quanto mai presente nel mondo attuale. Non si incontrano tanti psicopatici quanti manipolatori.

Contatti

Privacy policy

info@ilariapisotti.it

via Amendola 6

Bologna