Rapporti tossici e trauma relazionale: Midsommar

da | Nov 13, 2024 | Cineblog, Relazioni affettive, Trauma e relazioni

Rapporti tossici e trauma relazionale: Midsommar

Nel film “Midsommar” di Ari Aster (2019) emergono in maniera potente temi come il lutto, l’alienazione e soprattutto i rapporti tossici. Questo articolo si propone di esplorare la complessa relazione tra la protagonista Dani e il suo ragazzo Christian, evidenziando come le dinamiche manipolative e la mancanza di empatia influiscano sul percorso emotivo e psicologico della protagonista.

Trama

La trama non è riassumibile se non brevemente, salvo spoiler. Dani (Florence Pugh) è una ragazza americana che tenta di aiutare la propria instabile sorella, che le manda una mail ambigua. Dani cerca di chiamare i propri familiari ma non riesce a mettersi in contatto con loro. Spaventata, decide di chiamare il suo ragazzo di nome Christian (Jack Reynor) per farsi consolare. Christian risponde freddamente e chiude in modo sbrigativo, rivelando agli amici l’intenzione di lasciare Dani.

Sfortunatamente il presentimento della protagonista diventa realtà. Dopo questa tragedia, Christian non riesce a lasciare Dani e, arrivata l’estate, i ragazzi parteciperanno in Svezia alla celebrazione del Midsommar, cioè la festa di metà estate.

Mi concentro su quello che circonda la protagonista, cioè la relazione con il suo ragazzo e gli amici di lui.

I legami di Dani

Nella prima parte del film Dani cerca di spiegarsi il comportamento freddo e distaccato del ragazzo, Christian.

Al telefono con una sua amica si chiede se tende ad appoggiarsi troppo a lui e si mette in discussione in mille modi. Come vedremo è accaduto un evento grave, traumatico e irreversibile: è naturale cercare conforto nella relazione affettiva con il suo compagno.

Ma in questo sta il vero orrore. Dani è sola o, peggio che sola: ha una relazione con un ragazzo a cui non interessa niente di lei e dei suoi bisogni. Conosciamo subito gli amici di Christian, che si distinguono per la stessa dilagante mancanza di empatia e la costante tendenza alla manipolazione.

La scena si chiude con l’immagine della ragazza che piange e il ragazzo che fino a un momento prima voleva lasciarla, ora finge di tenere a lei, mostrando però mille ambivalenze.

Il viaggio della protagonista insieme al ragazzo e ai suoi amici rappresenta il tentativo dell’essere umano di lasciarsi alle spalle le tragedie per concentrarsi sulle esperienze positive che possono aiutarlo ad andare avanti.

Gli avvenimenti del film inoltre definiscono ancora di più i personaggi, rivelando la loro vera natura, man mano che si procede.

Il viaggio in Svezia per Midsommar

Anche durante la prima e la seconda parte della trasferta in Svezia (caratterizzata da una luce abbagliante insolita per un horror), Christian fa sentire inadeguata la, sin qui troppo docile, Dani, come se fosse lei quella sbagliata. La ragazza non può quindi esprimere il suo dolore alla persona che più dovrebbe starle vicino. È costretta dunque ad isolarsi dal gruppo per vivere in pace il suo lutto. È un rapporto tossico, basato su un tipo di abuso psicologico e emotivo spesso sottovalutato.

Ciò che sorprende più di tutto è la reazione di Dani a tutto ciò. In un primo momento sembra spaventata e inquieta, ma man mano che la narrazione si sviluppa e riceve ascolto, condivisione e empatia da personaggi inizialmente stravaganti, e perlomeno inquietanti, solo allora, diventa parte della comunità. Questo perché ciò di cui aveva bisogno non era smettere di pensare alla morte dei propri familiari, ma accedere a una visione della vita più libera e meno pessimista, come quella della comunità di cui ora fa parte.

Rapporti tossici e individuazione

Solo così ritroverà la pace e potrà individuarsi. La coralità e il profondo senso di validazione e appartenenza, le permettono ora un movimento attivo, uno scatto, con cui riesce a abbandonare la posizione di vittima. Non è quindi un film pessimista sulle relazioni di coppia, ma un racconto su rapporti tossici, che sono fatti di molte cose ma non di affetto e di come ci si possa liberare da essi, trovando un nuovo senso di comunità e condivisione (per quanto sino a quel momento atipico e lontano anche da quello originario della famiglia di sangue).

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