La ragazza del treno (The Girl on the Train) è un film del 2016 diretto da Tate Taylor.
E’ l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2015 scritto da Paula Hawkins e procede come narrazione a più voci.
Le voci sono di quelle tre donne. Ognuna a suo modo provata da rapporti familiari e affettivi, stretta in una definizione sociale stretta, che non la aiuta a riconoscersi.
Rachel dice all’inizio, con amarezza e rimpianto, di non essere più “la ragazza di una volta”. Dal ruolo di moglie premurosa di un marito in carriera, si trova sola e sconfitta dal suo stesso incompiuto desiderio di maternità, che il compagno ha realizzato con un’altra donna (l’impeccabile e algida Anna). Sulla figura estranea e affascinante di Megan, Rachel proietterà i suoi desideri insoddisfatti. Sulla figura di Anna, invece, così apparentemente sicura e autosufficiente, il suo senso di inadeguatezza.
Inizia così una vera e propria agonia, nutrita in modo subdolo e malevolo dall’ex marito, nella ricerca ossessiva degli sbagli del passato, che l’hanno portata a essere un fantasma (che non racconta a nessuno di aver perso il lavoro e si nasconde per bere, suscitando il ribrezzo dei passanti).
Ma questo modo di raccontarsi la storia è autentico e realistico?
Nonostante le proprie ferite Rachel troverà il coraggio di guardare con occhi diversi e più maturi quel passato che l’ha umiliata e messa ai margini. Inizierà così un percorso di emancipazione e ricostruzione, di riconciliazione con se stessa e con i propri bisogni e desideri.
Le protagoniste de “La ragazza del treno” emergono come tre diversi e complementari aspetti della femminilità. I personaggi maschili sono figure rozze, rese fragili dalla durezza e dalla mancanza di vera empatia.
Megan tiene segreto, in parte anche a se stessa, un lutto traumatico, che la porterà alla rovina per l’incapacità del suo compagno, dello psicoterapeuta che l’ha in cura e del suo amante, di rispettarne i confini. Nessuno dei tre le permetterà di divenire soggetto, oltre che oggetto di seduzione e controllo.
Sarà quindi tutto sulle spalle di Rachel il tentativo di riscatto, che parte dal tormento auto inflitto nei contatti mortificanti con l’ex marito e nello sguardo ossessivo sulla vita di lui e della sua nuova famiglia. Ma poi avverrà la scoperta della finzione basata sulle bugie di un uomo misogino, promiscuo e dipendente dal suo stesso bisogno sconfinato di potere e di controllo sull’altro.
Grazie all’incontro con una amica comune della ex coppia, Rachel ricostruirà i mesi di gaslighting, manipolazione, gravi abusi fisici e psicologici, che l’hanno portata prima a perdere la stima di sé, poi a precipitare nell’alcolismo e nella tendenza auto distruttiva.
L’ex marito aveva fatto leva sulla sua spirale discendente per avere psicologicamente e emotivamente in pugno sia Rachel, che la attuale moglie Anna, che Megan. Mettendole le une contro le altre, ingannandole, presentando un ideale fasullo successo, e instillando in tutte la convinzione di doversi meritare il ruolo di preferita.
Rachel aveva quindi creduto che i suoi blackout e la sua depressione fossero stati causa del fallimento del matrimonio e persino del licenziamento del marito. In realtà le discussioni tra loro erano sempre state iniziate da lui, che puntualmente, usando la fragilità psicologica della donna contro di lei, ribaltava la realtà attribuendole inesistenti scoppi di rabbia e violenza.
E’ fondamentale questo momento di risveglio e presa di coscienza della realtà.
Il black out traumatico lascia posto alla consapevolezza lucida di doversi riprendere la propria identità.
In questo passaggio Rachel capisce che questa responsabilità la connette alle altre due figure femminili. Diventa un’esperienza catalizzante delle tre donne che letteralmente trascendono la prospettiva maschilista e patriarcale che le aveva sedotte e schiacciate. Non sono più oggetto del desiderio maschile, unica possibilità di validazione, in modo compiacente e passivo, ma alleandosi tra loro si riprendono un ruolo più complesso e attivo, recuperando un’integrità che resiste alla definizione altrui.
Le tre donne si risvegliano al pericolo di un’esistenza di sottomissione e abuso nel momento in cui prendono coscienza della realtà del trauma. Ribaltano così la propria designazione di vittime impotenti e rassegnate e divenendo soggetti attivi.
Il senso di sé frammentato dalla vittimizzazione e il processo di ricostruzione relativo è la vera trama del film.
La ragazza del treno diventa una donna adulta nel momento in cui si riconosce nel destino, ora non ineluttabile, che la lega alle altre due protagoniste.
Sarà proprio il senso di fallimento e di difettosità, il doloroso tradimento da parte del marito che pensava di amare e conoscere, il nutrimento distruttivo del senso di sconfitta di Rachel ma anche il motore per la sua rinascita, una volta toccato il fondo.
L’urgenza di rinarrare la storia secondo una prospettiva diversa, ribaltandola, levando centralità all’ideale maschilista di successo e realizzazione, costituirà infatti la spinta decisiva.
