Il film Confidenza di Daniele Luchetti può fornire spunto a una lettura psicologica delle relazioni moderne. È un intenso thriller psicologico dal ritmo serrato.
Parte dell’esperienza come docente di una scuola superiore di Pietro (Elio Germano). Pietro è un personaggio simpatico e apparentemente pieno di buone intenzioni, tanto che più tardi conierà il metodo pedagogico basato sull’affetto.
Risulta fondamentale l’incontro con l’allieva Teresa (Federica Rosellini), dotata di un’intelligenza vivida, curiosa, giovane donna coraggiosa e eclettica. Si scoprirà più tardi che è portatrice di una ferita remota (non abbiamo altre informazioni, tranne che la ragazza è orfana).
Il nucleo della storia sembra permeato dalla peculiarità di questo incontro, caratterizzato da una forte attrazione reciproca.
Pietro è attratto dall’intelligenza e dall’intensità di questa giovane donna moderna. Teresa, nonostante abbia gli strumenti per sventare l’imbroglio di cui lo stesso Pietro è autore e vittima, sceglie di stare in questa relazione che diventerà un legame indissolubile perché permea le vite di entrambi a livello immaginativo e di fantasia.
I due rimangono legati pur nella lontananza delle scelte di vita. Pietro sceglie un modello borghese di apparente normalità. L’emancipata Teresa emigrerà negli Stati Uniti e avrà successo come scienziata, conducendo a livello personale un’esistenza solitaria. Li legherà il segreto, la confidenza che Teresa ha posto a Pietro tanto tempo prima, come vincolo per approfondire il loro legame.
Questa confidenza acquisterà per Pietro caratteristiche paranoiche, legate al tema di perdere la faccia pubblica, di essere inesorabilmente smascherato. L’intera relazione è declinata in termini narcisistici: Pietro non vuole, non può perdere l’immagine di docente illuminato, guidato da principi etici fondati sull’interesse per le giovani vite degli allievi, di cui è responsabile. Intrappolata narcisisticamente risulta anche la stessa Teresa, che segue studi scientifici per accondiscendere alle ambizioni del suo amante, ambizioni che però poi si riveleranno da lei non condivise profondamente.
Considerazioni finali
Fino alla fine la confidenza permea il legame ambivalente con Pietro. Le altre figure femminili della moglie e della figlia di Pietro sembrano anche loro vivere all’ombra della figura dell’uomo e non si emancipano mai. Paradossalmente soggiacenti a un’immagine fragile, fasulla, che si frantumerebbe se Teresa si liberasse alla confidenza che il suo amante le aveva fatto tanti anni prima, finalmente rivelandola.
Lo stimolo del film può essere quello di riflettere su quanta parte della nostra identità si basi su un’ambiguità, un equivoco sociale, un aspetto oscuro e non rivelato. In un’epoca orientata narcisisticamente possiamo concludere che sia una parte rilevante per tutti: ciò che fa la differenza, può consistere nella capacità di creare un senso che contempli il legame, realmente affettivo, con l’Altro.
